Rilievo e modellazione del Gigante dell’Appennino nel parco di Pratolino

2011-2012

Oggetto e finalità del rilievo

La statua colossale dell’Appennino è il manufatto più noto e originale di Pratolino, certamente quello di cui abbiamo più descrizioni e rappresentazioni antiche (a volte anche controverse) e che è stato più studiato in tempi recenti. Costruito dal 1579 al 1583 da Giambologna su una opera di fondazione progettata da Buontalenti, in origine la statua sembrava uscire dalla grotta di un enorme monte artificiale di rocce spugnose e conteneva al suo interno numerose stanze decorate come grotte artificiali con fontane, pitture, statue e automi.


Acquisizione dati dalla sommità della scultura

Intorno al 1690 il monte artificiale fu demolito e Giovan Battista Foggini risistemò la zona posteriore, realizzando anche la statua del drago. Nel corso della trasformazione dell’intero parco in chiave romantica, avvenuta nel periodo 1820-1830 sotto la direzione del giardiniere Joseph Frietsch, il basamento e la zona circostante furono sistemati per apparire più naturali e pittoreschi, trasformando in particolare la vasca semicircolare in laghetto. Ulteriori modifiche furono eseguite durante gli interventi voluti dalla famiglia Demidoff, mentre il primo cantiere di conoscenza e restauro è stato eseguito dalla attuale proprietà nel 1985-1988.


Modello 3D del Gigante dell’Appennino

Attualmente la grande statua occupa un’area di circa m 12 x 14 (esclusa l’area retrostante ed il laghetto antistante), ed è alta 10 metri, mentre il basamento la innalza di 5 metri rispetto al livello del lago. Gli spazi interni sono su tre livelli non comunicanti, di cui quello inferiore (corrispondente alla struttura ipogea buontalentiana) simula una grotta e raccorda, con un piano inclinato, la quota del lago con quella dello spazio retrostante la scultura. A questa ultima quota si trova una piccola stanza esagonale (identificata con quella in cui in origine si trovavano affreschi raffiguranti il lavoro nelle miniere), in cui la volta e le pareti mostrano i resti dei mosaici rustici secenteschi in pietre e conchiglie.
Una scala esterna, dietro il drago del Foggini, conduce ad un’altra stanza nella schiena del Gigante. Da questa si arriva a un piccolo spazio voltato all’interno della testa in cui si trova un’interessante struttura di sostegno in ferro.


Le parti non visibili dal basso sono state rilevate da una piattaforma


Strumenti e metodi

In occasione della campagna di restauri sulla superficie esterna della statua colossale dell’Appennino, intrapresa nel giugno 2011, la Proprietà ha commissionato al laboratorio GeCo un nuovo rilievo della fabbrica.


Modello 3D con visualizzazione dei valori cromatici

Per costituire una rete di inquadramento è stata realizzata una poligonale chiusa con sbracci necessari per il collegamento degli spazi interni alle diverse quote. Due vertici della rete, rilevati con GPS, sono stati utilizzati sia per la georeferenziazione che per l’integrazione dei nuovi dati con i rilievi eseguiti in precedenza.


Modello 3D dei vani interni alla testa e alle spalle dell’Appennino

Le scansioni esterne ed interne, estese al manufatto ed all’area circostante, sono state progettate in funzione della morfologia del terreno, della geometria dell’intero complesso e della visibilità limitata a causa dalla folta vegetazione. La schiena e le zone alla sommità della statua sono state rilevate da una piattaforma aerea. La articolata conformazione del terreno ha reso necessario il posizionamento dello scanner anche a notevole distanza. Per le riprese è stato utilizzato uno scanner a tempo di volo che ha consentito l’acquisizione contemporanea dei valori cromatici delle superfici.


Output grafici

Dopo l’allineamento delle scansioni sia con targets che con punti naturali e l’editing delle acquisizioni (pulitura, eliminazione di artefatti e suddivisione in layers) sono state predisposte viste ortogonali del modello di punti, orientate ricercando i piani di rappresentazione degli elaborati dei rilievi precedenti, per consentire un confronto.


Il rapporto tra gli spazi interni del Gigante (rappresentati in falsi colori) mostrati su una visualizzazione in trasparenza della superficie esterna (in toni di grigio)

La problematica della definizione dei piani di proiezione, per il disegno di piante e prospetti, è particolarmente complessa per una struttura come quella del Gigante dell’Appennino che, per sua stessa natura e morfologia, presenta caratteristiche diverse rispetto ad un manufatto architettonico.


Visualizzazione del modello 3D della grotticina

Di conseguenza la sua;rappresentazione secondo i criteri convenzionali del disegno architettonico è scarsamente efficace e non consente un’adeguata comprensione del rapporto tra le parti. Così, in aggiunta alle tradizionali piante e ai prospetti richiesti dalla Committenza, sono stati predisposti ulteriori elaborati che, differenziando la rappresentazione dei punti delle superfici esterne rispetto a quelli dell’interno, hanno reso possibile descrivere con immediatezza le relazioni tra gli spazi. E’ stato predisposto anche un modello di superfici tridimensionale che consente di visualizzare in tempo reale la morfologia esterna ed interna del Gigante.


Modello 3D dell’Appennino: dettaglio del drago del Foggini


Pubblicazioni GeCO

Tucci G., Conti A., Fiorini L., 2012, Geomatics for Knowledge and Conservation of Cultural Heritage: The Pratolino Park Case-Study, Proceedings of the 1st International Congress ICONARCH, "Architecture and Technology", Konya, Turkey, November 15-17 2012, Selçuk University Department of Architecture & Selcuklu Municipality of Konia, 2012, ISBN 978-605-86483-9, pp. 428-440

Conti A., Fiorini L., Pagliai M., 3D survey for the knowledge and conservation of the Pratolino Park, in: Proceedings of COST strategic workshop “The Safeguard of Cultural Heritage. A Challenge From the Past for the Europe of Tomorrow”, Florence, July 11-13 2011, Firenze, Firenze University Press, 2011, ISBN 978-88-6655-058-7, pp. 273-275.

Credits

Coordinamento scientifico: Prof. Grazia Tucci
Rilievo GPS: Alessia Nobile, Laura Bucalossi
Rilievo topografico: Valentina Bonora, Nadia Guardini
Campagna fotografica: Francesco Algostino
Rilievo 3D, Elaborazioni, Modellazione e restituzione grafica: Alessandro Conti, Lidia Fiorini.

Questa ricerca è stata sviluppata nell’ambito della convenzione di ricerca "Collaborazione ad attività di ricerca tecnica e scientifica tra l'Ist. Parco Mediceo di Pratolino ed il Dipartimento di Costruzioni e Restauro dell'Università degli Studi di Firenze" del 23/03/2010.

Si ringraziano la Provincia di Firenze e l’arch. Marco Pagliai all’epoca Direttore del Parco.